Scudi Persi
L’ignoto è celato all’uomo,
forse velato da un contesto terrificante,
ma resta non di meno alla portata dell’uomo.
A tempo debito, l’ignoto diventa noto.
L’inconoscibile, invece, è l’indescrivibile.
È qualcosa che non ci sarà mai noto — e tuttavia esiste.
Stupefacente e terrorizzante nella sua vastità[9].
Fu una limpida giornata estiva. Il sole aveva raggiunto lo zenit, tuttavia, grazie all’aria fresca che smorzava il caldo, il tempo era molto gradevole. Passava la seconda settimana della mia permanenza in Italia. In quel giorno, lavorai nel cortile dell’asilo nido, preparando i cassoni per la sabbia. Il camion scaricò 3 m³ di sabbia e se ne andò via. Con lui partirono anche gli operai.
Rimasi da solo. Avevo la carriola, la pala, il mucchio sabbioso e un compito molto facile: riempire le sabbiere nelle quali avrebbero giocato i bambini dopo le ferie estive.
Gli alberi enormi, piantati lì attorno, mi offrivano una piacevole ombra. Lavoravo volentieri, senza sentire fatica.
Improvvisamente il mondo si fermò — come se il tempo avesse interrotto la sua eterna corsa. Avevo l’impressione che il sole, lassù, fosse rimasto di stucco.
Tutto il mio essere afferrò una terribile angoscia. Mi guardai dall’alto — come se fossi sospeso dalle eternità del cosmo. Somigliavo a una piccola e insignificante formica che fa cose inutili e stupide laggiù, sulla Terra.
In quella giornata sotto il Sole mi sentivo nudo e vulnerabile. Le onde energetiche, che provenivano dalle profondità dell’universo, colpivano e colpivano senza pietà tutto il mio “io”. La mia testa e tutto il corpo erano come schiacciati dall’aria densa. Gli orecchi erano tappati dal silenzio glaciale.
Fra qualche minuto, l’acchiappo del brivido cosmico mollò la sua presa impietosa. L’angoscia andò via, ma lasciò in me una comprensione, una conoscenza. In quest’estiva giornata capii con tremenda certezza che ero rimasto senza i miei scudi protettivi.
Nella vita di prima, nella mia Patria, fin da bambino ero circondato e protetto: dalla famiglia, dagli amici, e dal Sistema — tutti mi accerchiavano come fossero degli scudi. Quando avevo problemi, potevo recarmi dai genitori per ricevere aiuto. Frequentavo gli amici per captare qualcosa di umano e caldo. Nel mio passato, potevo comportarmi a volte da vigliacco o menefreghista, e sempre avevo la possibilità di nascondermi dietro quegli scudi e trascorrere le tempeste al sicuro. Eppure… adesso no.
Le onde energetiche dell’universo mi fecero capire che d’ora in avanti io non possa nascondermi dietro niente di niente. Che debba adattare un nuovo modo di comportarmi nel mondo. Che dovrei riesaminare i miei cliché conduttivi, assumendo la responsabilità di ogni mia azione, di ogni mia parola.
Nella vita precedente ero uno importante: per la mia famiglia e per la società. Mio padre vedeva in me l’erede che doveva continuare il nostro lignaggio. Papà era sempre stato molto orgoglioso del nostro cognome e del fatto di essere Russo, come una particella di una grande nazione. Secondo lui, anche io dovevo essere orgoglioso di tutti quei concetti aberranti. Mia moglie mi considerava importante per lei e per nostra figlia. Gli amici cercavano la mia compagnia, gli istituti governativi sfruttavano le mie capacità per i loro scopi.
Invece, adesso tutto è cambiato.
Io possa scavare la sabbia — ma, nello stesso tempo, possa anche non scavarla. Potrei rimanere qui, ma sarei libero anche di andarmene via. Nessuno neanche se ne accorgerebbe della mia mancanza, oppure… forse qualcuno potrebbe chiedere:
“Dove è andato a finire quello russo?”
Potrebbero magari chiacchierare qualche minuto sull’argomento… e presto scordarsi del soggetto.
Domani, il mucchio sabbioso lo maneggerà un altro emigrante.